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12.10.17 Sabbioneta e Charleville, città ideali dei Gonzaga

COMUNICATO STAMPA:

Sabbioneta e Charleville, città ideali dei Gonzaga: Costruire Abitare Pensare

Il ruolo del Politecnico di Milano

L’apporto scientifico fondamentale nel campo della conoscenza dell’architettura, introdotto e illustrato nel percorso espositivo della mostra, si esplica nello studio e nella misura della città di Sabbioneta (con applicazioni virtuali per lo studio e la valorizzazione dei maggiori monumenti voluti da Vespasiano Gonzaga) con la costruzione del modello alla scala 1: 300 della città, nello studio e nella costruzione del modello della città di Charleville, fino ad arrivare ad una esposizione sulle città ideali in epoca contemporanea.

Nel primo caso, la genesi del modello è avvenuta con l’apporto di dati cartografici esistenti, per quanto riguarda gli isolati urbani, mentre per la valorizzazione degli edifici monumentali concepiti da Vespasiano, dalle mura pervenute a noi in modo pressoché intatto, ad esclusione delle due brecce aperte, al palazzo Ducale e a tutti gli edifici, sono state utilizzate le tecniche più innovative nel campo della conoscenza dei beni culturali: applicazioni Terrestrial Laser Scanning (TLS) ad alta risoluzione e applicazioni di Image Based Modelling (IBM) ad alta risoluzione con immagini, per concludere con le stampe 3D dei complessi architettonici. 

L’esclusione di tutto il contesto esterno alle mura della città consente di concentrarsi sull’impianto urbano; l’edilizia minore è rappresentata in maniera puramente volumetrica e con un colore neutro (così come la base) per far risaltare gli edifici architettonicamente più rilevanti che presentano una modellazione geometrica maggiormente aderente alla realtà. Infine le parti mancanti delle mura sono state integrate con materiale trasparente. Lo studio del modello è quindi accompagnato con l’ausilio di dispositivi di realtà aumentata in cui il visitatore troverà le informazioni relative agli edifici evidenziati a dettaglio maggiore.

Percorso completamente diverso per lo studio della città di Charleville, oggi molto diversa da come doveva apparire nel XVII secolo. Sebbene il tessuto stradale e la struttura degli isolati si siano mantenuti è realmente difficile ritrovare la città ideale di Carlo I di Gonzaga Nevers. Le mura, ad esempio, sono completamente sparite ed al loro posto trovano spazio le arterie di comunicazione. Per poter rappresentare Charleville come città ideale si è scelto di partire da una cartografia storica in cui fossero ben evidenti i tessuti urbani, gli assi stradali, il sistema di mura e fortificazioni a difesa della città. La veduta elaborata da Moreau nel 1625 (0.68 m x 0.82 m, costituita da 4 fogli) è stata la base per il modello tridimensionale. 

Nel modello, realizzato alla scala 1:500, la veduta viene scomposta su più livelli in modo da mettere in evidenza i diversi elementi della città: il fiume Mosa e il fossato sono scavati nella base per favorire la percezione della tridimensionalità. Per quanto riguarda l’edificato, la sagoma complessiva di ogni edificio è stata realizzata in materiale trasparente (plexiglass) con un’altezza simbolica di un centimetro. In questa soluzione ricercata, il materiale permettere di continuare a vedere la carta sottostante i cui dettagli vengono riflessi nei bordi verticali simulando l’effetto di una lente di ingrandimento che suggerisce la presenza di un volume. Lo stesso materiale è stato utilizzato anche per la modellazione delle mura. Infine, grazie alla tipologia della veduta di Moreau i prospetti di ogni edificio sono stati ritagliati e disposti in alzato per richiamare le facciate disegnate dei plan-reliefs francesi.

L’applicazione digitale che affianca il modello racconta l’evoluzione storica dell’impianto urbano della città, dal momento della sua massima riconoscibilità fino alla situazione attuale in cui, osservando e analizzando le foto aeree, è possibile rileggere lo schema originale.

L’ultimo percorso riservato nella mostra illustra come il concetto di città ideale sia giunto sino all’epoca contemporanea con i grandi esempi del ‘900 da Brasilia a Chandigarh. Non manca in questa ultima sezione un occhio al futuro con la postazione multimediale dove sono visibili alcuni estratti di filmografia in cui sono evidenziate le città utopiche del futuro.

Ciò che idealmente si vuole dalla scienza attraverso la conoscenza è una esatta rappresentazione-descrizione degli aspetti fondamentali, profondamente interconnessi con il reale: l’architettura è una delle tracce che l'uomo lascia nello spazio, tracce che sono prima pensate, poi eseguite e che noi oggi a distanza di tempo osserviamo, cercando di comprendere le intenzioni artistiche sottointese alla loro genesi.

Prof. Luigi Fregonese

Responsabile Scientifico Lab. Ricerca Mantova